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Ugo Foscolo: Dedica all'Ode a Bonaparte liberatore
(novembre 1799)


Ugo Foscolo (1788-1827), nella dedica a Bonaparte ha colto con straordinaria lucidità l’ambivalente ruolo di Napoleone in Italia, “liberatore” e nello stesso tempo spregiudicato uomo politico.
Il poeta, costretto ad allontanarsi da Venezia nel 1796 a causa dei suoi entusiasmi democratici e rivoluzionari, nel 1797, animato da ottimistiche speranze di libertà, aveva dedicato a Napoleone “L’Ode a Bonaparte liberatore”.
Quando il 12 maggio 1797 fu costituito in Venezia il governo democratico, era rientrato in patria ed aveva occupato incarichi pubblici; ma a raffreddare le sue illusioni intervenne il trattato di Campoformio dell’ottobre 1797, col quale Napoleone cedeva Venezia e il suo territorio all’Austria.
Il Foscolo lasciò allora – e per sempre – la sua città e si recò a Milano.

Nella campagna del 1799-1800 combatté con i francesi contro gli austro-russi e fu ferito due volte a Cento e a Genova.
Proprio a Genova ristampò l’Ode a Bonaparte, accompagnandola con una lettera dedicatoria, in cui ammoniva Napoleone affinchè cancellasse l’onta di Campoformio, considerando il giudizio dei posteri.
Nel 1808 ottenne la cattedra di ‘eloquenza’ all’università di Pavia, pronunziandovi una splendida prolusione e tenendovi altre sei lezioni; ma nel gennaio 1809 la cattedra venne soppressa, sia per i sospetti di Napoleone verso i letterati in genere, sia per quelli verso il Foscolo in specie, in quanto spirito troppo liberale e non conformista: il poeta non aveva voluto, nella sua ‘Orazione inaugurale’, introdurre gli elogi di pragmatica all’imperatore!


“Io ti dedicava questa oda quando tu, vinte dodici giornate e venticinque combattimenti, espugnate dieci fortezze, conquistate otto province, riportate centocinquanta insegne, quattrocento cannoni e centomila prigionieri, annientati cinque eserciti, disarmato il re sardo, atterrito Ferdinando IV, umiliato Pio VI, rovesciate due antiche repubbliche e forzato l’imperatore alla tregua, davi pace a’ nemici, costituzione all’Italia e onnipotenza al popolo francese.

Ed ora pur te la dedico, non per lusingarti con suono delle tue gesta, ma per mostrarti col paragone la miseria di questa Italia, che giustamente aspetta restaurata la libertà da chi primo la fondò.

Possa io intuonare di nuovo il canto della vittoria, quando tu tornerai a passare le Alpi, a vedere ed a vincere! Vero è che, più che della tua lontananza, la nostra rovina è colpa degli uomini, guasti dall’antico servaggio e dalla nuova licenza.

Ma, poiché la nostra salute sta nelle mani di un conquistatore, ed è vero (purtroppo!) che il fondatore di una repubblica deve essere un despota, noi, e per li tuoi benefici e pel tuo genio che sovrasta tutti gli altri dell’età nostra, siamo in dovere di invocarti, e tu in dovere di soccorrerci, non solo perché partecipi del sangue italiano, e la rivoluzione d’Italia è opera tua, ma per fare che i secoli tacciano di quel trattato che trafficò la mia patria, insospettì le nazioni e scemò dignità al tuo nome.

E pare che la tua fortuna, la tua fama e la tua virtù te ne abbiano in tempo aperto il campo. Tu ti sé locato sopra un seggio donde e col braccio e col senno puoi restituire libertà a noi, prosperità e fede alla tua repubblica e pace all’Europa”.

UGO FOSCOLO

Alunni della classe 3D
Istituto Statale Comprensivo “Centro 1” - Plesso “Giosuè Carducci”
Brescia
Anno scolastico 2010-2011