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La rivoluzione a Venezia


Nel 1848 la prima ad insorgere, il 17 marzo, fu  la popolazione di Venezia, che, accorsa alle carceri, riuscì a mettere in libertà tutti i detenuti  politici, fra i quali Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, e a costringere nel giro di  pochi giorni il governatore austriaco ad  andarsene (23 marzo).

In tal modo, proprio mentre giungevano notizie di analoghi moti scoppiati a Milano e in altre città del Veneto, veniva ricostituita fra l’entusiasmo generale e quasi senza spargimenti di  sangue, l’antica Repubblica di San Marco, ma su basi democratiche e con a capo Daniele Manin.

Cartina con lo schieramento degli austriaci che circonda Venezia per mare e per terra. Gli insorti ricevettero inizialmente qualche aiuto dal Piemonte, ma dopo la sconfitta di Custoza nel luglio del ’48 e il ritiro della flotta sarda da Venezia, rimasero soli a fronteggiare il ritorno degli austriaci, che verso la fine del 1848 avevano rioccupato quasi tutta la terraferma veneta. Il generale napoletano Guglielmo Pepe, mandato inizialmente dal suo sovrano a combattere al fianco dei piemontesi, rifiutò di obbedire all’ordine di rientro e si unì ai Veneziani con duemila volontari, prendendo il comando dell’esercito.

Gli austriaci giunti a Mestre e Marghera misero il blocco alla città sia da terra sia dal mare. I veneziani affidarono i pieni poteri a Manin e, grazie alla sua abilità organizzativa e al valore del generale Pepe e dei suoi volontari, riuscirono a difendere efficacemente la città per diversi mesi.

Nel luglio 1849 gli austriaci bombardarono pesantemente la città, impiegando per la prima volta dei palloni aerostatici caricati con bombe incendiarie. Il vento però respinse i palloni cosicché il primo tentativo di bombardamento aereo della storia risultò fallimentare.

Tuttavia la situazione della città divenne insostenibile anche per un’epidemia di colera, per cui il 22 agosto venne firmata la resa. Erano già cadute Brescia (1 aprile), Palermo (15 maggio), Firenze (25 maggio), Roma (4 luglio).

I vincitori, stupiti per il valore dei difensori, concessero loro l’onore delle armi e un’amnistia generale, da cui furono esclusi solo alcuni capi della rivoluzione, per i quali venne decretato l’esilio: fra essi Daniele Manin, Guglielmo Pepe e Niccolò Tommaseo.

Alunni della classe 3D
Istituto Statale Comprensivo “Centro 1” - Plesso “Giosuè Carducci”
Brescia
Anno scolastico 2010-2011