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Documento: volume ''Della difesa di Venezia negli anni 1848-49''

di Francesco Carrano, Genova 1850


Provenienza

Il libro appartiene al signor Alfredo Livi, zio della signora Flora Radaeli, madre di Francesco Bezzi, discendente di Giambattista Villa volontario a Venezia nel 1848.

Descrizione

Il libro ha le dimensioni di 18 per 12 cm, le pagine sono 301, più due pagine di Giunte e Correzioni; la rilegatura è piuttosto danneggiata e manca il retro di copertina; molte pagine sono da tagliare; la copertina, non cartonata, racchiude in una semplice cornice il titolo e l’autore, “Della difesa di Venezia negli anni 1848-49 Narrazione di Francesco Carrano”, il luogo di edizione, Genova, il nome della Tipografia, Moretti, e l’anno di pubblicazione, 1850.

Il volume reca la firma autografa dell’autore. Sul retro della seconda pagina di rispetto si trova una litografia di Musante, unica illustrazione del volume; sono due tondi del diametro di circa 5 cm, collegati tra loro da una piccola fascetta; nel primo una figura femminile, con una lunga tunica e la tipica mantellina dei Dogi, impugna con la mano destra una spada e con l’altra sostiene un tricolore, alle sue spalle il leone alato di San Marco; lungo i bordi la scritta: "OGNI VILTÀ CONVIEN CHE QUI SIA MORTA", tratta dall'Inferno dantesco, canto III, v. 15 (sono le parole pronunciate da Virgilio al cospetto della terribile scritta sopra la porta infernale); in basso in piccoli caratteri: “A. Fabris d’Udine fece”;  il secondo tondo riporta: L' ASSEMBLEA DEI RAPPRESENTANTI DELLO STATO DI VENEZIA IN NOME DI DIO E DEL POPOLO UNANIMEMENTE DECRETA. VENEZIA RESISTERÀ ALL'AUSTRIACO AD OGNI COSTO A TALE SCOPO IL PRESIDENTE MANIN È INVESTITO DI POTERI ILLIMITATI, VENEZIA II APRILE MDCCCXLIX  IL PRESIDENTE G.MINOTTO  I VICE PRESIDENTI L. PASINI  G. B.VARÈ  I SEGRETARI  G. PASINI  G. B. RUFFINI  A. SOMMA P. VALUSSI.

Nella pagina successiva alla seconda di copertina si trova la dedica: AL POPOLO DI VENEZIA AI MILITI DIFENSORI A GUGLIELMO PEPE.

Nella Prefazione si legge:

Narrare le cose a dì nostri in Venezia avvenute, discorrere i principii, il progredimento e la fine del popolar moto veneziano, far note al mondo le virtù dei molti e le tristizie dei pochi, è debito d’istorico severo e dotto dei popoli e dei governanti.  E confido che già il pensiero ne sia venuto nell'animo ad uomo che mente e cuore si abbia all'alto subbietto convenienti. Io intanto povero soldato qual mi sono, dirò solo i fatti di guerra dal giugno 1848 all' agosto del 1849 a difesa di Venezia operati, i quali non pure alle milizie, ma sì a tutto il popolo veneziano, veramente degno di libertà, fanno onore grandissimo. E non scrivo storia, avvegnacchè il mio potere sia poco, ma racconto cose che parte ho vedute, e parte sono sonomi state riferite da commilitoni, che quelle fecero o videro. Non encomio alcuno vivente, se non un solo, la cui vita, ormai quasi compiuta nella virtù, anche secondo la sentenza degli antichi sapienti, vuole essere proposta ad esempio: ma lodo il popolo  che solo è grande, e rammento pochi dei più noti per valore, caduti morti nella battaglia.

Il volume è suddiviso in sette capitoli: I. Guerra italiana del 1848  II. La veneta laguna bloccata – Cavanella – 11 agosto – Cavallino – Mestre  III. Nuova composizione delle milizie veneziane – Conche – 2 aprile  IV. Marghera V. Il ponte sulla laguna  VI. Chioggia e Brondolo  VII. Venezia bombardata

La narrazione si conclude con queste parole:

Fo termine al narrare di Venezia, e sono dolente per non aver potuto dire oltre e meglio, dacchè l'ingegno e venuto manco all'alto subbietto.

Ma pur mi conforta il pensiero di aver avuto a discorrere fatti che anche spogli di bello stile e terso dettato per sè medesimi si appalesano grandi agli animi gentili. Mi conforta il pensiero di aver potuto mostrare al mondo come Venezia in questi ultimi due anni di sua vita, tanta gloria si abbia acquistata e tanto bene dell'Italia abbia meritato, solamente perchè il popolo tutto unito in un solo volere veramente volle e veramente fece . Il popolo quasi inerme in marzo 48 scacciò il presidio austriaco da Venezia.

Il 4 luglio il popolo, per indole repubblicano , sacrificando i suoi naturali affetti al bene comune d’Italia, consentì ad essere governato da un re . Il popolo operò il civile moto la notte dell’11 agosto, onde fu rovesciato un governo e un altro creato, senza che un disordine fosse accaduto. Il 2 aprile 49 il popolo volle che la città resistesse fino agli estremi al prepotente esercito di Austria, che ormai in Italia non aveva a combattere altro nemico.

Per 17 mesi il popolo ha dato da vivere a Venezia, mettendo fuori ben 60 milioni di lire, e ponendo per la patria quanto  aveva di beni  e di agi della vita. Furono milizie del popolo quelle che combatterono e vinsero a Cavallino, a Meste e a Conche il nemico fortissimo, e gli ritolsero artiglierie, armi ,e una bandiera, e poi difesero Marghera e il ponte, per 4 mesi continui sostenendo  una non mai interrotta pioggia di fuoco. E fu popolo la guardia cittadina di Venezia, ammiranda per valore e carità di patria e dentro e fuori la città. E da ultimo il popolo volle continuare a tener fermo, comunque per lunga pezza di tempo percossa fosse e guastata la città da infinito numero di proietti austriaci, e da molti incendii, e travagliata dal morbo colera, dalla fame, e dal disagio; e neanco voleva cedere quando per difetto di fame e di polveri da guerra ben fu necessità ai governanti dare adito al nemico di fuori, per non lasciare tutto il popolo a morir di fame.

Ed io mi prostro innanzi alla grandezza del popolo di Venezia e piango sulla sua caduta, e spero. E ora Venezia resta monumento perenne di libertà all’Italia: chè ove tutti gl’ Italiani, come il popolo veneziano, saranno uniti in uno amore e in una fede, e uniti combatteranno, e forti combatteranno, e lungamente combatteranno, alla fine la vittoria verrà, e non vi sarà più dominatore straniero, e l’Italia sarà una, indipendente, libera.


Ulteriori immagini del volume

Alunni della classe 3D
Istituto Statale Comprensivo “Centro 1” - Plesso “Giosuè Carducci”
Brescia
Anno scolastico 2010-2011